Kore Mio

Le mie elucubrazioni mentre il fiume scorre…

Fulmini che cadono e pensieri sparsi…

Il fulmine a ciel sereno è stata apprendere della morte improvvisa di un collega della mia amica assicuratrice. Un uomo giunto a metà dei 40, semplice, vivacissimo e a modo suo saggio. Non mi scorderò mai un suo discorso a metà Aprile, in un incontro fortuito durante una mia passeggiata con Tommy. Si parlava di lavoro, di prospettive, delle maledette difficoltà che s’incontrano oggigiorno anche solo per programmare la vita da oggi al mese prossimo, di atteggiamenti da tenere. Ricordo come le sue parole suonassero dure ma veritiere, veritiere perchè lo erano, dure perchè benchè non fossero indirizzate a me, mi fecero accorgere di come in qualche modo non mi stessi muovendo con la giusta determinazione.  Un uomo a suo modo saggio dunque, ma non per questo noioso, tutt’altro. Benchè facesse l’assicuratore (ovvero uno di quei lavori in cui lo stress spesso invade gran parte delle attività giornaliere e degli atteggiamenti delle persone), riusciva ad essere spesso divertente e sorridente. A lui va il mio ricordo con queste poche parole, senza false ipocrisie.

Le prospettive di cui sopra per ricollegarmi al resto…non ne abbiamo purtroppo. La sensazione che ogni cosa vada avanti per grazie ricevuta ce l’ho tutti i giorni. Lavorare per 2 mesi su Infostrada mi ha fatto capire come anche a grandi livelli in Italia ci siano problemi per tutti, e soprattutto come sia difficile a volte far spuntare la voglia delle persone di fare il passo giusto in mezzo alle loro mille perplessità ed insicurezze.

Come addetto al call center credo di essere particolare. Forse sarà anche un mio limite a livello lavorativo (almeno così sicuramente la penserà il datore di lavoro) ma non riesco a non immedesimarmi nell’altra persona mentre ci parlo. Non riesco a spingere un prodotto per un risultato personale quando so che dall’altra parte non ci sarà alcun vantaggio nel seguirmi. E sempre sul lavoro, a volte  mi da più rabbia non riuscire a scalfire la sfiducia totale della persona all’altro capo del filo e non riuscire neanche a provare a fare il mio lavoro che non ricevere un rifiuto netto dopo un dialogo amichevole durante il quale (con la coscienza pulita) ho fatto ragionare l’altra persona sui pro e sui contro di un cambio telefonico. Piccolo sfogo…sono comunque già stanco di quest’impiego, non so se si era capito.

Domattina comunque farò il mio primo turno mattutino. Dopo attenta valutazione hanno stabilito che il mio impiego migliore probabilmente è a lavorare sull’aziendale. Da domani dunque abbandonerò Infostrada per lavorare sull’altro ramo, quello della telefonia mobile, segnatamente per H3G meglio nota come 3. Chissà cosa cambierà. So solo che non vedo l’ora di poter dare il benservito a questo posto, non tanto per l’azienda o per la compagnia in sè, quanto perchè l’impiego è veramente quanto di più gramo possa esistere nei lavori non manuali…

Dicembre 9, 2007 Pubblicato da korenaar | Ricordi, Riflessioni, Vita di tutti i giorni | | Nessun Commento

Un pipistrello e il mezzo sole del tardo pomeriggio

Prima di cena ero in balcone tranquillamente seduto sul divanetto di vimini che dall’estate scorsa ho messo lì per i miei momenti di relax e riflessione. Stavo comodamente godendomi gli ultimi attimi dello pseudo-tepore che c’è stato oggi. L’aria era esattamente neutra, nè calda nè fredda, temperatura perfetta, il cielo era ancora illuminato ma con quel colore tipico che preannuncia l’arrivo del buio nel giro di massimo un’ora. Nell’aria stessa c’era quel fluido intangibile eppure notevole della primavera. A completare questo quadro e a lanciare un enorme flashback è stato un pipistrello. Un volo radente al balcone, una virata, e giù in picchiata verso lo spazio aperto del giardino condominiale, per poi levarsi di nuovo verso l’alto, fare un giro su se stesso e sparire dietro l’angolo del palazzo e ripresentarsi con lo stesso volo irregolare dopo pochi secondi.

La mente è tornata indietro di 15 anni, forse più…al periodo in cui bambino in questo stesso giardino scorrazzavo in cerca di quelle che sembravano fantastiche avventure. Con lo stesso scenario, stessa luce e stesso tepore, ero solito inseguire con lo sguardo i pipistrelli girando attorno al palazzo, mi divertivo a disorientarli lanciando in aria una palla da tennis, aspettando che questi la notassero e per qualche metro la inseguissero scendendo in picchiata con un volo a vite per poi cambiare direzione. Ero piccolo. Mi divertivo con molto poco. Ed anche scendere nei box del palazzo senza avere le chiavi del cancello d’ingresso era motivo di emozione. Trovarmi in quel momento, con quella luce, con quel clima, con quel profumo nell’aria e quel pipistrello è stato come addentrarmi in una foto d’epoca. E m’ha strappato un inconsapevole e amaro sorriso pensando agli anni che son passati e a quanto il mondo abbia cambiato prospettiva da allora.

Aprile 13, 2007 Pubblicato da korenaar | Ricordi | | 1 Commento