Pensiero serale
La miseria umana in alcuni casi non trova limiti. Se la povertà di uno straccione è misurabile dalla mancanza di soldi nelle sue tasche, ed ha il limite fisico di quello 0 nella casella “ricchezza”, quella di un animo straccione può scendere all’infinito. Più c’è miseria in un caso simile, più c’è calcolo, e il calcolo porta altra miseria perchè non tiene affatto conto di come dovrebbero linearmente svolgersi le cose e di quello che l’anima stessa, nelle sue profondità, cerca e desidera. E’ un’anima legata allo status fisico della persona, alla sua posizione sociale, a quello che socialmente la fa riconoscere e la distingue nella massa. Ma non è un’anima immune ai dolori profondi, alle sofferenze sentimentali, ai sentimenti in generale. E’ semplicemente un’anima che facilmente mette da parte tutto in nome di una sua distinzione nel mondo fisico. Salvo poi tornare un giorno o l’altro a soffrire profondamente, in maniera manifesta, peggio ancora in maniera inconscia, di un dolore profondo causato dall’aver voluto piegare gli eventi secondo uno schema in parte calcolato, in parte causato dallo svolgersi degli eventi a cascata dopo la prima scelta. Questo in genere causa un vortice di situazioni sbagliate consequenziali, di cattive gestioni dei momenti ed innesta una spirale che in genere si arresta con la totale mancanza di efficacia di qualsiasi manovra e con una profonda analisi della situazione. Ma come in tutte le cose, non è detto che il primo tentativo vada a buon fine e non si ricominci da capo….
P.S. domani se ne va un’altra pagina della mia vita. 6 anni di fidata compagnia, viaggi in lungo e in largo per l’Italia, 50mila chilometri percorsi assieme e gli ultimi 6 mesi passati a tribolare per i problemi che mi hanno portato a rottamarla. Alle 11 di domattina darò l’ultimo saluto alla mia piccola Lancia Y, che porterà via con sè anche un sacco di ricordi sin troppo vividi.
Una nuova economia della persona…
Nella vita a volte i tasselli che mancano al proprio quadro delle cose arrivano nel modo più inaspettato. Ieri sono bastati due minuti di chat su Facebook per rivedere un amico di vecchia data, e carpire alcuni elementi di fatto nella nostra chiacchierata old style davanti ad una coca cola e a due olive.
E’ difficile riassumere tutto in poche righe ma ci proverò. Intanto la prima conclusione è che anche chi ha avuto la bravura e la fortuna di fare strada naturalmente nel suo campo lavorativo, di farsi una vita lontano da casa, in realtà vive a sua volta il disagio di questo momento storico. La conclusione che ho tratto è, che in questo mondo, così com’è, purtroppo non c’è granchè spazio per quella serenità a 360° che ogni singola persona meriterebbe di trovare lungo il suo cammino. Questo mondo è fatto principalmente di rapporti, rapporti stretti e meno stretti. Quando la situazione complessiva non rende stabili le persone, i rapporti di qualsiasi natura traballano, e questo influisce anche sulla stabilità di chi da par suo una stabilità è riuscito a costruirsela con caparbietà, con impegno, ma anche con la fortuna di far parte di qualche settore che evidentemente non è ancora morto sotto il peso della crisi economica.
Sono giunto a conclusione che ci sarebbe bisogno reale di un cambio nella mente di tutti. Siamo vissuti per decenni nel mito della carriera, del benessere, del fare strada e del trionfo personale. Non ci siamo forse mai resi conto (o forse si, ma come sempre, la nostra tendenza è giustificarci con un bel “non tutte le ciambelle riescono col buco”) che non c’è trionfo personale o carriera soddisfacente se in primis non c’è alla base una situazione di stabilità emotiva. Non ci siamo resi conto che della carriera si fa a meno, degli affetti e dei rapporti carenti invece si soffre a priori.
Questo cambio, a mio parere, dovrebbe mettere al centro del nostro esistere il nostro Io. Un’ “economia” nuova, basata sull’ecologia della nostra persona, incentrata sui nostri difetti, sulla correzione di noi stessi, sulla rimozione dei nostri traumi, sulla riscoperta del piacere dei rapporti interpersonali, sulla costruzione di un sistema di valori assolutamente personali che prescinda dal benessere materiale che possiamo più o meno produrre e sfoggiare.
Questa crisi sta distruggendo tutto. Ma non solo perchè banalmente viene a mancare il lavoro. Sta distruggendo tutto perchè di fondo, la prima cosa che è stata distrutta nel silenzio da questo sistema, è stata la capacità di coesione delle persone. Siamo al punto che per paradosso, la vicinanza a volte viene addirittura rifiutata. Mi fermo perchè potrei scrivere per un’altra mezz’ora adesso…
Credo che, per concludere, ciascuno di noi dovrebbe interrogarsi un minimo. E capire una volta per tutte che ciascuno di noi, nel suo piccolo, deve ritrovare le cose importanti per sè, per la propria persona, per la propria crescita. Che la vita non è una gara a chi è più figo. Che ognuno ha un suo percorso, e che niente e nessuno può deviare il nostro cammino, a meno che non glielo permettiamo. E, soprattutto, svincolandoci completamente dalle convinzioni, che gli unici giudici di noi stessi siamo noi stessi e la nostra coscienza.
L’amore è un’altra cosa
Riflessione di questa domenica notte casalinga. Puoi voler bene ad una persona, puoi starci bene insieme, parlarci di qualsiasi cosa, averci un rapporto profondo e schietto, puoi aprirle il tuo cuore e veder aprire il suo, può piacerti fisicamente al punto magari di andarci anche a letto. Ma l’amore è un’altra cosa. La somma delle singole parti, che in genere dà sempre qualcosa in più, nel caso dell’amore non funziona. Quel qualcosa in più è un dato di fatto a prescindere che nessuna somma al mondo può far risultare se non c’è.
Il problema grande? Che non tutti riescono a capirlo e a farsene una ragione…
L’altalena
Rieccomi qua…non aggiorno spesso, ma devo dire che da un pò di tempo a questa parte non succedono poi tantissime cose…non parlo in generale, parlo soprattutto di quello che realmente ho voglia di condividere qui con lo sparuto gruppo di lettori che vengono dal forum e dal MySpace che ho aperto qualche tempo fa.
Che dire? Beh, innanzitutto che l’altalena del titolo è l’oggetto che sintetizza perfettamente molte cose di questo periodo. Dal punto di vista lavorativo, dopo un inizio anno duro ho ritrovato qualche giorno da leone per poi ricadere nuovamente in un limbo di improduttività incredibile. La cosa strana è che quando le cose vanno sembro il centralinista perfetto, anche come QUALITA’ dei contatti. Quando le cose non girano per quanto mi danni sembro un perfetto cretino. Nei giorni produttivi avevo accumulato risultati per quelli a venire, ergo magari non combino niente in questi giorni e poi il pomeriggio mi chiudono contratti multipli…va bene? Va male? Boh…l’unico punto fermo è l’impegno, ma pare non bastare sempre.
Altalena anche sul portare avanti o meno questo blog. Non voglio smettere di scrivere, intendiamoci. Ma da quando utilizzo MySpace più spesso mi comincia a pesare il fatto di avere un blog di qua e alcuni contatti di là. Per contro WordPress è una piattaforma tecnicamente quasi impeccabile, questo è il mio blog da quasi due anni ormai e l’indicizzazione è abbastanza buona. Non che mi freghi avere chissà che pubblico…ma insomma…sono un pò indeciso, sarò sincero…
Altalena morale? Forse si. Sebbene riesca a mantenere (e questa è già una grandissima cosa) la mia dose minima di ottimismo, sono ancora vittima di sbalzi eccessivi forse. Passo da giorni in cui potrei smuovere montagne, a giorni in cui pur professandomi positivo e risolutore evidentemente non riesco poi ad incidere come vorrei. Sarò pignolo con me stesso forse…fatto sta che, ne sono certo, riuscissi a stabilizzarmi un pò di più ( e sto lavorando per questo) probabilmente le cose andrebbero anche meglio di ora. Del resto, per il principio di azione-reazione, più uno riesce ad essere tonico nel morale, più teoricamente le cose si piegano per il verso giusto con frequenza. In ogni caso la freccia punta decisamente verso il positivo, devo solo imparare a tenerlo presente sempre…
La magia del Capodanno
Che dire…è stata una notte senz’altro fuori dal comune.
Nottata fatta di alcool, di avvenimenti, di dati di fatto, di illuminazioni…
Fatta addirittura della sensazione, ad un certo momento, di percepire nitidamente i pensieri di chi mi stava attorno. Nel mio vaneggiare e ridere (ma nel pieno controllo delle azioni comunque, quando mi dicono che l’alcool elimina totalmente la volontà e la lucidità non ci credo più perchè non è così) l’unica cosa che arrivava nitida erano le comunicazioni non verbali. Gli stati d’animo, i pensieri forse per l’appunto. Era come se in un certo senso avessi amplificato in maniera involontaria la mia sfera percettiva oltre quello che era il dato di fatto degli avvenimenti. E’ una cosa che mi riesce normalmente in maniera abbastanza regolare anche senza alcool, ma questa volta era tutto accentuato. Non mi so spiegare meglio di così.
Avvenimenti, tanti…tutti stranissimi. Un capodanno per certi aspetti brevissimo, per altri durato un’eternità. Per l’ennesima volta ho forse sperimentato che non appena decido di fare qualcosa che non ha speranze, scatta sempre una molla che m’impedisce comunque anche solo di provare. Un pò come (per farvi capire) quando decidete di accendere una luce e nel frattempo va via la corrente. Sono mesi che alcune cose vanno così, con un tempismo perfetto.E per carità…va anche bene, ma anche dover prendere sempre atto delle cose in maniera brutale alla lunga stufa. Se non altro sarebbe bello prenderci una volta tanto.
Detto questo, però…il 2008 è il mio anno. Mai come questo capodanno ho avuto questa nitida sensazione. Continuo spesso a sentirmi fuori posto in determinati contesti, succede meno rispetto a prima ma vivo le cose anche in maniera diversa. Probabilmente è lo stato d’animo mio generale ad essere diverso. Fatto sta che laddove in anni passati coltivavo speranze ben sapendo di andare incontro al massimo ad un’annata di transizione, quest’anno sento che muovendo le corde giuste può diventare l’anno della svolta in tutto.
Mi auguro solo di smettere presto di svoltare con decisione per i sentieri della vita e di inciampare senza neanche aver incominciato a correre.
P.S Auguri a tutti mi raccomando, fate del 2008 il vostro anno!
Fulmini che cadono e pensieri sparsi…
Il fulmine a ciel sereno è stata apprendere della morte improvvisa di un collega della mia amica assicuratrice. Un uomo giunto a metà dei 40, semplice, vivacissimo e a modo suo saggio. Non mi scorderò mai un suo discorso a metà Aprile, in un incontro fortuito durante una mia passeggiata con Tommy. Si parlava di lavoro, di prospettive, delle maledette difficoltà che s’incontrano oggigiorno anche solo per programmare la vita da oggi al mese prossimo, di atteggiamenti da tenere. Ricordo come le sue parole suonassero dure ma veritiere, veritiere perchè lo erano, dure perchè benchè non fossero indirizzate a me, mi fecero accorgere di come in qualche modo non mi stessi muovendo con la giusta determinazione. Un uomo a suo modo saggio dunque, ma non per questo noioso, tutt’altro. Benchè facesse l’assicuratore (ovvero uno di quei lavori in cui lo stress spesso invade gran parte delle attività giornaliere e degli atteggiamenti delle persone), riusciva ad essere spesso divertente e sorridente. A lui va il mio ricordo con queste poche parole, senza false ipocrisie.
Le prospettive di cui sopra per ricollegarmi al resto…non ne abbiamo purtroppo. La sensazione che ogni cosa vada avanti per grazie ricevuta ce l’ho tutti i giorni. Lavorare per 2 mesi su Infostrada mi ha fatto capire come anche a grandi livelli in Italia ci siano problemi per tutti, e soprattutto come sia difficile a volte far spuntare la voglia delle persone di fare il passo giusto in mezzo alle loro mille perplessità ed insicurezze.
Come addetto al call center credo di essere particolare. Forse sarà anche un mio limite a livello lavorativo (almeno così sicuramente la penserà il datore di lavoro) ma non riesco a non immedesimarmi nell’altra persona mentre ci parlo. Non riesco a spingere un prodotto per un risultato personale quando so che dall’altra parte non ci sarà alcun vantaggio nel seguirmi. E sempre sul lavoro, a volte mi da più rabbia non riuscire a scalfire la sfiducia totale della persona all’altro capo del filo e non riuscire neanche a provare a fare il mio lavoro che non ricevere un rifiuto netto dopo un dialogo amichevole durante il quale (con la coscienza pulita) ho fatto ragionare l’altra persona sui pro e sui contro di un cambio telefonico. Piccolo sfogo…sono comunque già stanco di quest’impiego, non so se si era capito.
Domattina comunque farò il mio primo turno mattutino. Dopo attenta valutazione hanno stabilito che il mio impiego migliore probabilmente è a lavorare sull’aziendale. Da domani dunque abbandonerò Infostrada per lavorare sull’altro ramo, quello della telefonia mobile, segnatamente per H3G meglio nota come 3. Chissà cosa cambierà. So solo che non vedo l’ora di poter dare il benservito a questo posto, non tanto per l’azienda o per la compagnia in sè, quanto perchè l’impiego è veramente quanto di più gramo possa esistere nei lavori non manuali…
Questione di coraggio
Ci sono momenti nella vita in cui si prendono decisioni che indirizzano il corso di tantissime cose. Questi momenti alle volte sono manifesti ed espliciti, e noi ne sentiamo tutto il peso addosso. In altri momenti invece non ci rendiamo conto neppure che una nostra mossa può influenzare in maniera determinante il nostro futuro.
Se c’è una cosa che ho imparato in questi ultimi mesi è che in qualsiasi caso bisogna avere il coraggio di guardarsi dentro e prendere la strada che il nostro istinto e il nostro cuore, guidati anche dalla ragione, ci indicano. Questo a prescindere dalle difficoltà o meno che pensiamo potremmo trovarci di fronte. Andare contro questi inevitabili segnali interiori per la paura di seguire se stessi è spesso fonte di batoste enormi, batoste che in molti casi possono arrivare anche diverse settimane se non mesi dopo aver preso determinate direzioni sbagliate. Fortunatamente non parlo di me…ma scrivo sotto l’effetto del dispiacere per aver visto in questi mesi molti casi di persone non in grado di fare un’analisi di se stesse prendere delle decisioni avventate, sotto l’effetto di un terrore irrazionale, vittime di errori di ragionamento di cui sono coscienti ma che non trovano la forza di combattere.
Come dice il proverbio, “non ti curar di loro ma guarda e passa”, ma in alcuni casi si tratta di persone cui mi lega un certo affetto…ed essere spettatore di possibili gravi errori non mi rende certo esente dal dispiacermi riguardo possibili effetti negativi di atteggiamenti sopra descritti. Chiudo con un’esortazione: cercate sempre di avere la forza di seguire voi stessi. Nel marasma di voci che circolano nella nostra testa, dettate da insicurezze e paure, c’è sempre l’inconfondibile segno della strada giusta. Imboccatela. Perchè facendo una strada apparentemente più semplice e comoda non ci s’imbatte in meno problemi,anzi…probabilmente troverete anche meno forza per affrontarli.
Il lamento dell’anima?
Cos’è non lo so. So che da qualche tempo a questa parte sto di nuovo pensando in prospettiva, non passa momento in cui io non impegni corpo e cervello in un qualcosa che costruisce una mattonella da piazzare chissà dove domani o dopodomani. Dedico me stesso allo studio di una materia abominevole con il solo scopo di avere qualcosa da dire mercoledì prossimo e strappare il pass per la tesi, nel tempo libero cancello qualsiasi preoccupazione per offrire un me stesso al 100% a chi passa del tempo con me. Provo a dare tutto il mio impegno in quello che faccio, a volte con successo, altre volte meno…ma di spirito la presenza c’è sempre. Tutto questo dovrebbe farmi sentire forte, reattivo, ci sono passato già ed in effetti in momenti del genere non c’è niente che ti preoccupi e la sera quando hai finito sei contento, vai a dormire tranquillo, fai sonni riposanti a prescindere dalla loro lunghezza. Hai un bioritmo preciso, quasi svizzero.
Per me non è così e francamente non capisco il perchè…C’è sempre a fine giornata quel sentore di qualcosa che non quadra, quel senso di profonda incompiutezza…come quando fai un bel lavoro cui manca il tocco di genio perchè sia perfetto. Il risultato è che non ho mai sonno se non quando fisiologicamente il corpo non può più reggere, quando sei addirittura troppo stanco per addormentarti, e passa sempre almeno un’ora buona prima che la stanchezza l’abbia vinta. E una volta che accade, al contrario…il senso di torpore non pare mai andar via. Il sonno è leggero, mi sveglio 5-6 volte a notte ad intervalli più o meno regolari, la mattina non trovo mai la forza di alzarmi ad un orario cristiano, e quando lo faccio ho sempre dormito almeno 10 ore, mi alzo rincoglionitissimo e nonostante tutto il sonno ho la forza di un parassita addosso. Lentamente riparto con le mie cose…ricarburo e torno al 100% dell’attività, salvo poi ritornare al punto di partenza a fine giornata, con quel senso d’incompiuto addosso che non va mai via nonostante tutti gli sforzi.
Se razionalmente tutto è eccezionalmente al suo posto, la spiegazione dev’essere tutt’altro che semplice da tirar fuori. Se io stesso non credo di potermi chiedere di più, perchè continuo a sentire che non è abbastanza? Dove posso sfruttare meglio me stesso? Cosa mi sto perdendo per strada di me stesso che non viene fuori e che è così importante al punto di farmi star male? Queste sono le domande che mi frullano in testa, e se qualcuno ha suggerimenti in proposito è strabenvenuto a postarne qualcuno.
Il caffè dallo Zio
No, non parlo dello ZioTack
Lo Zio è il diminutivo di “Zio d’America”, ovvero il più grosso bar-ristorante-supermercato-”di tutto un pò” del mio quartiere, famoso in gran parte di Roma per i suoi aperitivi e appunto per la sua grandezza. Negli ultimi due-tre anni è stato a larghi tratti lo sfondo degli incontri con Antonio, un amico trapanese che viveva proprio dietro lo Zio e che avevo conosciuto (pensate un pò) entrando a far parte dello staff di Gamesclan. Nell’ultimo anno in particolare i nostri incontri si erano un pò diradati, complici i casini di entrambi e soprattutto l’uscita di entrambi dallo staff del suddetto sito. Capitava di tanto in tanto di organizzare al volo per un caffè e 4 passi per Via Ugo Ojetti, via commerciale in cui il bar risiede. L’ultima uscita vera e propria, se la memoria non fa cilecca, era stata nel mese di Dicembre.
Ieri ci siam sentiti in MSN dopo diverse settimane…Antonio è tornato a Trapani e a fine mese va a Londra a lavorare. Se va bene (glielo auguro) resta a viverci. Ha lasciato la casa a due passi dallo Zio (spesso sono andato a trovarlo) ed è “rimpatriato” in attesa della partenza. Spesso ci sono piccole cose che si danno per scontate, si ritengono inamovibili. Salvo poi scoprire che la vita va avanti per tutti, giustamente. Che le situazioni evolvono e che certi momenti non tornano. I caffè dallo Zio sono uno di quei momenti. Chissà mai quando e soprattutto SE Antonio tornerà mai in zona ad abitare, cosa succederà…chissà mai se per allora magari sarò io ad essermene andato da questa zona. Resta il fatto che quei caffè, quei 4 passi e quelle chiacchierate d’intervallo tra una tirata a far grafica (sua) e una tirata mia sui libri o sul PHP, sono destinate ormai ad essere solo un ricordo. Tempo che passa, vita che cambia. E come sempre in questi momenti di piccoli grandi cambiamenti è lecito sentirsi un pò persi. Almeno finchè non si scopre nella quotidianità che la nuova era la si sta già vivendo.
Che il motore sia di nuovo acceso?
Come avete letto ultimamente si sono riavviate parecchie cosette che erano in sospeso da mesi…e come avete letto sorgono a volte delle problematiche cui io in primis stento a credere per quanto siano assurde, e soprattutto che hanno la capacità di deviare le energie che spenderei per fare ciò che devo verso dei nervosismi che in alcuni casi non hanno confini.
Il fantomatico libro deve ancora saltar fuori dai meandri bui di chissà quale angolo di casa…fatto sta che sono passati 3 giorni a vuoto e l’11 Aprile si avvicina…mi toccherà ricomprarlo alla fine, e anche di corsa…
Il sito di mio papà resta una barzelletta: per la terza volta gli ho dato indicazioni su come dovevano essere le immagini, e per la terza volta mi sono state uppate delle immagini che non vanno per niente bene come dimensioni in pixel, tantomeno come peso in kb. Va a finire che giocoforza rinvierò ancora, perchè l’unico modo che ho per non dover ridimensionare circa 600 immagini in due dimensioni diverse sarà quello di programmare un pannellino con le librerie di PHP perchè sia il pc stesso con un’unica operazione di inserimento a fare tutto il lavoro. Quello che mi manca al momento è il tempo e la testa giusta per scrivere un applet del genere, anche perchè dovrò farla da zero di mio pugno…
La cosa che mi conforta è che sono nervoso, non sto bene affatto moralmente…ma nonostante questo intravedo comunque qualcosa in lontananza. Come se per qualche motivo fossi riuscito a prendere un’onda che in qualche modo stia cominciando a sospingermi verso l’obiettivo. E’ ancora presto per poterlo dire…ma qualche segnale nel mio modo di vivere il periodo sto cominciando a vederlo. E’ dura…e la fortuna per il momento non mi sta aiutando. Ma siamo in pista.
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