Dio santo…
Io odio profondamente i Negramaro…sono riusciti a dar voce in maniera abbastanza pesante ad un mio stato d’animo senza peraltro che il loro brano sia legato in alcun modo a nessun episodio della mia vita. Ripeto…li odio profondamente. Ma cribbio…sta canzone ci prende troppo.
Rudess, che fenomeno ragazzi!
Giravo su Youtube e ho trovato (tra gli altri) questo video di Jordan Rudess che spiega come riesce a modificare i suoni durante una performance live tramite un semplice pedale. Si, diciamo che c’è molto computer e programmi alla base di quello che combina con i suoni dal vivo, ma è comunque fenomenale ciò che suona, soprattutto pensare alla velocità con cui mette tutto in pratica. Straordinario…vi lascio alla visione, enjoy!
Che signor disco “Isolate” dei Circus Maximus!
Signore e signori: tanto di cappello a questi giovanotti. Usciti due anni fa con il sorprendente “The First Chapter”, i Circus Maximus hanno bissato la sorpresa estraendo dal cilindro un’altra vera perla che risponde al nome di “Isolate”.
Bastano i primi 26 secondi della prima canzone “A Darkened Mind” per capire di che cosa stiamo parlando: riff semplice ma potente, subito un paio di scalette neoclassiche, un tappeto di tastiere, un buon middle-time di doppia cassa ed un basso tosto a tenere la linea ritmica e tonale. Poi lo stop….e si respirano nuovamente quelle atmosfere mistiche, tranquille ma misteriose che tanto avevano colpito nel primo disco. Gran pezzo come opener decisamente
Chiudendo da dove cominciava il brano, si passa a “Abyss”. I richiami ai Dream Theater (“Beyond this Life” su Scenes From a Memory) sono palesi sin dalle prime note, ma il brano poi si sviluppa in maniera completamente differente, con una freschezza ed una forza nell’arrangiamento e nel ritmo davvero notevole e sorprendente.
Via con la terza canzone, “Wither”. I passaggi sono semplicissimi ma efficacissimi, i cambi da sfondo di tastiere a chitarre distorte e di nuovo a melodia rendono la canzone piacevolissima da ascoltare, il ritornello poi è da classici rock, davvero un gran pezzo.
Il quarto pezzo (ormai sembra essere una consuetudine del gruppo norvegese) è la strumentale “Sane to More”. Meno di 4 minuti per una performance di livello assoluto. Perfettamente bilanciata, tempi giusti anche nella durata. Le ispirazioni theateriane si sprecano, ma a differenza dei newyorkesi i Circus Maximus hanno il dono della sintesi, riescono ad essere incisivi per tutto il brano senza andare troppo in là.
Quinto pezzo a ruota “Arrival of Love” che con un intro rockeggiante ispiratissimo anni ‘80 si lancia in una “cavalcata” tipica del basso progressive per poi riprendere uno stile tipicamente rock. Questo mix di stili è la vera forza di tutto l’album.
Non poteva poi mancare la ballad struggente. Con un piano dal lento incedere (richiami a Space-Dye Vest) si sviluppa questa coinvolgente e mistica lenta, in cui una chitarrona distorta riempie all’improvviso l’atmosfera e gli acuti di Mike Eriksen in sottofondo riempiono il brano di pathos. Il finale solenne in dissolvenza è la perla che chiude quest’altro grande brano.
“Mouth of Madness” è invece la canzone impegnata. Impossibile da descrivere lucidamente tanti sono i cambi ed i momenti in essa, e come nel caso della strumentale si ha la sensazione di ascoltare molto più dei 12 minuti finali, sebbene non ci sia tempo di cadere nella noia.
Finita questa lunga tirata è tempo di sonorità più orecchiabili e “From Childhood’s hour” è il giusto compendio. Canzone abbastanza semplice nel sound, ma anche qui non c’è tempo per la noia perchè i Circus riescono nell’impresa di rendere fresca e coinvolgente ogni singola nota.
Chiude il disco “Ultimate Sacrifice”, forse la meno bella fra tutte le canzoni (a parer mio) ma niente da eccepire anche qui. La forza del sound, dei cori di voci sovraincise, della chitarra di Mats Haugen tengono su ogni situazione e non c’è un solo secondo che si possa dare per scontato.
Che dire? In un periodo di calo di altri mostri sacri del prog questa perla è davvero un toccasana per i patiti del genere. La freschezza di molte arie di questo disco è la forza e allo stesso tempo il limite di una band che comunque si sta affermando ad altissimi livelli. Ed il grande pubblico del prog, sono sicuro, non tarderà ad innalzarli alle vette che realmente competono ad una band fatta da esecutori onesti ma originali e capacissimi in fase compositiva.
“Systematic Chaos”, cenni di declino per i Dream Theater?
Sono sempre stato l’ultimo a criticare i Dream Theater nelle loro ultime uscite da studio, ho apprezzato ed amato album quali “Train of Thought” e “Octavarium” che invece hanno alzato parecchie polemiche nell’ampia community dei supporter della prima (in ordine di tempo) metal-progressive band in circolazione.
Questo “Systematic Chaos” invece non m’è proprio andato giù del tutto. Sarà forse l’eccessiva e pesante introspezione (spesso forzata) di parecchi pezzi, ma non riesco a venire a capo del perchè questo disco tutto sommato non riesce a lasciarmi soddisfatto. Ascoltando i vari brani non ce n’è uno che oggettivamente si possa definire peggio di un altro, non c’è forse il pezzo che uno salta a piedi pari e volentieri, ma dall’altro lato manca anche il brano assolutamente carismatico e travolgente, manca lo spunto d’autore, mancano degli scossoni. E’ tutto assolutamente piatto, quasi privo d’interesse, fila liscio come l’olio senza lasciarti nulla.
Eppure l’introduttiva “In the presence of enemies pt.1″ sembra promettere molto, con il suo lungo intro strumentale progressive seguito da un dolce passaggio melodico che porta al cantato, che tra vaghi richiami agli Iron Maiden (ritmica dell’interludio) e passaggi nu-metal (seconda strofa) si lascia sentire con estremo piacere.
L’interruzione del brano (che riprenderà con una magia sonora al pezzo numero 8 del disco) introduce “Forsaken”, una ballata ascoltabile, a tratti anche piacevole ma del tutto priva di personalità (addirittura meno della pur bellissima “The Answer Lies Within” di Octavarium).
La terza canzone è “Constant Motion”, il singolo di lancio. Un intro in pieno stile Dream Theater porta ad un brano in cui tra cantato e riff duri di chitarra le citazioni palesi ai Metallica si sprecano….potente si, ma anche in questo caso un brano parecchio stantio, arido di idee.
Il cd va avanti, cercando ancora le orme di un Portnoy stranamente al suo posto, inizia “The Dark Eternal Night”, cupa nei suoni, incupita ulteriormente dal middle-rhytm e dai riff nu-metal del ritornello (che per certi versi ricorda la tristissima St.Anger dei Metallica), con un intermezzo progressive che ha poco di delirante, poco di interessante, poco di non già sentito dai Dream stessi…
Arriva “Repentance”, che prosegue l’ormai celeberrimo concept della disintossicazione dall’alcool. Richiami potentissimi ai Pink Floyd ed uno slow time profondo, rovinato solo dall’eccessiva lunghezza di un finale che si ripete ad libitum e che per la prima volta da idea di voler essere diluito appositamente.
“Prophets of War” pare scritta dai Muse. Intro con sintetizzatore, blando pianoforte, cantato flebile…interludio con chitarra serrata e via con l’armonia del ritornello, tutto abbastanza (purtroppo) banale. Manca Petrucci, è tutto terribilmente semplice, terribilmente scontato. A nulla valgono i coretti in falsetto in background e l’unico spunto d’interesse sono le parti urlate, registrate dai fans appositamente invitati in studio per l’occasione.
“The Ministry of Lost Souls”…a metà tra una ballata con intermezzo progressive, dilungata a mio parere di un paio di minuti nel finale in maniera insensata…c’è qualche spunto in più qui, il pezzo ha un suo perchè, sebbene alla fine non entri certamente nella top ten del gruppo. Sfumando su questo brano parte l’ultimo pezzo “In the Presence of Enemies pt.2″, che sulla falsa riga dell’intro continua ad essere un brano coinvolgente, colmo di progressive e di melodie intriganti, decisamente sopra le righe rispetto al resto.
Impressioni? L’impressione è che tutto il disco s’imperni sul primo e l’ultimo pezzo, che gran parte dell’impegno compositivo si sia sviluppato attorno a questi due brani (che in realtà a mo di sperimentazione sono pubblicati separatamente ma possono essere considerati un unica canzone). Il resto ha il sapore di un lavoro nato frettolosamente. Portnoy non spicca mai, Petrucci è fermo sui riff di base e non aggiunge nulla, Rudess è relegato spesso a mero tappetista di note e gioca parecchio col synth, Myung come sempre risalta relativamente e complessivamente non c’è un trascinatore. A parte nel primo e nell’ultimo brano non c’è carisma, non c’è forza nè freschezza compositiva. Troppo poco per quanto la band sinora ci aveva abituato a sentire anche solo in Octavarium…personalmente non mi aspettavo i picchi di “Images and Words” e “Scenes From a Memory” in questo disco, ma speravo quantomeno di trovare una pubblicazione che avesse nerbo…ed invece ci troviamo purtroppo di fronte ad un album ben suonato, spesso orecchiabile ma sostanzialmente anonimo.
Repentance…
Inutile che stia qui a dire tante parole inutili…a descrivere cose che di fondo non interessano a nessuno. So solo che i Dream Theater sono riusciti per l’ennesima volta a sintetizzare perfettamente un mio stato d’animo in note.Clima molto pinkfloydiano…vi lascio il video e il ritornello perfetto.
“I once thought it better to regret
Things that I have done when haven’t
Sometimes you’ve got to be wrong
Learn the hard way
Sometimes you’ve got to be strong
When you think it’s too late”
Last.fm
Devo ringraziare Maya per avermi segnalato questo sito sul forum di MapleStory Italia. Si tratta del vero paradiso musicale per eccellenza con una solida community alle spalle (di cui francamente mi frega poco, ma è comunque bello notare come la cosa funzioni bene).
Di cosa si tratta? Fondamentalmente si basa su un piccolo programmino che non fa altro che ricercare brani musicali secondo le categorie di ricerca inserite dall’utente stesso e passarli in streaming. Tecnicamente parlando è una sorta di sito radiofonico, difatti non è possibile ascoltare il brano desiderato al momento giusto, anche perchè non sono tutti disponibili. La cosa fighissima è che il sistema è programmato per switchare da un brano all’altro seguendo la logica dei criteri di ricerca, e sebbene in qualche caso prenda delle piccole toppe, generalmente non ci si allontana mai troppo da quella che è un’area di ascolto ben definita.
Comodissimo perchè permette di lasciare il programma in background e ascoltare musica scelta a caso, il che permette non solo di avere il gusto della sorpresa ma anche di scovare eventuali brani o gruppi cui per un motivo o per l’altro non si era mai dato troppo peso. E figo dall’altro perchè tramite il proprio profilo vengono classificati tutti gli ascolti con tanto di statistiche (eh lo so, ste cose m’intrippano anche se non servono a niente) e viene creata una gif dinamica che si aggiorna di tanto in tanto con gli ultimi 5 brani ascoltati. Per inciso, il programma classifica anche gli ascolti personali sul vostro normale player a bordo pc (almeno finchè è aperto ovviamente).
Insomma…sono 3-4 giorni che spesso ho la radio accesa nel pc, perso tra un brano strumentale dei Liquid Tension Experiment e il successivo casuale ingresso di gruppi ignorantissimi che mai sentirei, ma che tramite il sistema pseudo-radiofonico alla fine mi ritrovo a sentire ugualmente. E di tanto in tanto segno qualche gruppetto nuovo che non conoscevo da aggiungere alla mia collezione personale di dischi.
Eccolo il nuovo dei Dream Theater!! “Systematic Chaos”

E’ partito il conto alla rovescia personale per il nuovo album dei Dream Theater, lavoro di cui vedete la copertina qui sopra e in uscita prevista per il mese di Giugno 2007. Forti di un nuovo accordo con una nuova etichetta, i Dream teoricamente da questo album in poi dovrebbero poter scrivere liberi da problematiche contrattuali e imposizioni dall’alto riguardo sound e/o brani da inserire. Nessuna rivelazione, tantomeno nessun sample ancora circola, l’unica cosa che si sa è che fra le 8 tracce inserite sarà presente l’ennesima epica suite da oltre 25 minuti di musica, che andrebbe ad affiancare le già stupende “A Change of Seasons” e “Octavarium” tra le più lunghe di sempre della storia del rock. Trepidazione gente, trepidazione! In estate i Dream saranno ospiti di punta del “Gods of Metal” a Milano, ma chissà che l’autunno non li veda di passaggio anche a Roma…. *sbav*
Ecco la track-list:
- In The Presence of Enemies Pt.1
- Forsaken
- Constant Motion
- The Dark Eternal Night
- Repentance
- Prophets of War
- The Ministry of Lost Souls
- In The Presence of Enemies Pt.2
In the land of ice and snow
Oggi è il turno di questa stupenda ballad…gli Stratovarius non sono più quelli di una volta, ma sono ancora maestri d’atmosfera in questo tipo di canzoni. Questa è legata indissolubilmente agli accadimenti di questo periodo della mia vita…così come altre che ho già postato in passato. Spero vivamente (e da una parte ne sono certo) di poter gioire un giorno di quanto sto facendo, nonostante i piccoli e a volte gravi errori in cui posso incorrere…ma nella vita ci sono anche questi e il primo passo è riconoscerli e chiedere scusa se si è fatto male a qualcuno. Sperando sempre che chi è dall’altra parte sappia comprendere alla fine…e sappia che non c’è per forza cattiveria se si sbaglia…ma solo il non accorgersi subito delle proprie azioni. Buon ascolto…
Circus Maximus – The 1st Chapter
Scrivo di quest’album perchè da un paio di settimane a questa parte è sempre più entrato nella hit parade dei miei ascolti preferiti.
Si tratta del primo disco di questa band norvegese, un gruppo di 5 ragazzotti di 25 anni con la neppure troppo velata intenzione di ripercorrere le orme di grandi band progressive ormai affermate come Dream Theater e Simphony X. Come primo lavoro non c’è che dire….niente male. Sin dalla opener “Sin” si notano eco dei succitati mostri sacri, ma il tutto non si ferma solo a questo: il sound è tagliente, secco, le tastiere incidono e creano atmosfera, le chitarre passano da un suono duro a dolci arpeggi, ed un sapiente lavoro in fase di composizione rende i brani assolutamente vari e coinvolgenti. E ci si trova un pò di tutto…dal progressive più spinto come nella strumentale e stupenda “Biosfear” alle ballads dolci come nella toccante “Silence From Angels Above” che risulta decisamente essere il brano più profondo dell’intero disco.
L’album fila via liscio…inizialmente è duro da metabolizzare, ma ad un più attento ascolto svela tutte le sue peculiarità. Quello che risalta subito è un’estrema cura nel mixaggio e nell’orchestrazione dei cori, un lavoro veramente eccelso sotto questo punto di vista. Menzione di merito a parte per i 19 minuti della title-track “The 1st Chapter”, certamente non all’altezza di suite omologhe di altre band progressive ma comunque capace di coinvolgere dal primo all’ultimo minuto. In sintesi…Dream Theater e co. sono lontani, ma la sferzata di freschezza che pervade ogni nota di questo album, unita ad importanti accenni di un’insospettabile ma ancora non profondissima maturità compositiva, rendono questo disco meritevole di un ascolto attento. Ed essendo il primo album, le prospettive per una grande carriera per il quintetto norvegese ci sono tutte. Fatemi sapere cosa ne pensate
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