Xeno Tactic
Ecco l’ennesimo tormentone uscito fuori dalle pagine del forum di maplestory-ita.com
Xeno Tactic è il classico gioco in Flash in cui bisogna piazzare le proprie torrette su un campo di battaglia in modo tale da contenere le ondate di alieni che escono da un lato (o da due lati come nei quadri avanzati di questo gioco) e che cercano di attraversare lo schermo indenni. La difficoltà di questa versione arriva a livelli inimmaginabili, tenete conto che un intero forum sta provando a risolvere l’ultimo livello senza finora venirne a capo. Se volete provare anche voi cliccate su questo link e fatemi sapere se avete tutte le carte in regola per essere messi a capo del Ministero della Difesa o più semplicemente a guardia del mio palazzo
Puerta non ce l’ha fatta
Non lo conoscevo come giocatore sinceramente. Ma fa sempre molto strano pensare come si possa morire (o quasi) su un campo di calcio per problemi cardiaci che teoricamente dovrebbero essere accertati prima che l’atleta scenda in campo.
Se una volta l’unico caso che ricordassi fosse quello di Lionello Manfredonia, stramazzato (e poi sopravvissuto all’infarto) sul campo di Bologna durante un Bologna-Roma di più di 20 anni fa, oggi i casi di malori in campo che la memoria richiamano cominciano ad essere diversi. C’è il caso di Foè, camerunense morto in campo durante un match tra il Camerun e l’Arabia Saudita, c’è il caso di Feher, giocatore del Benfica accasciatosi nei minuti di recupero di un match del Benfica. Adesso Puerta, vittima di un malore in campo e deceduto dopo 3 giorni di continue crisi in ospedale. Possibile che il cuore di un atleta ceda così di schianto? E soprattutto possibile che accada così spesso? Domande a cui qualcuno saprà sicuramente rispondere…
Di nuovo tesi….
Mail di ieri, il 12 Settembre alle ore 10 ci sarà la sessione di discussione della tesi. Che sia finalmente la volta buona? Sperem…
Agosto romano in fase calante
Scrivevo abbastanza abbacchiato una quindicina di giorni fa di come questo mese stesse già sembrando lungo. Ed invece è già passato Ferragosto, siamo in parabola discendente di un mese che se passato per intero in città può oggettivamente rendere tristi e far sentire la solitudine. Non è andata così invece, finora….almeno non sempre.
I giorni sono andati via abbastanza lisci, ogni tanto c’era il pensiero all’estate che stava (e sta tuttora) svanendo così, senza lasciar traccia alcuna a parte la sofferenza per un caldo che a tratti è davvero insopportabile. Ma per il resto nessun rimpianto. Non c’era prospettiva alcuna quest’anno, neanche a dire che muovendomi meglio sarei riuscito a piazzare qualche giorno di mare. Non ci sono soldi (e già qui si ferma tutto), soprattutto in questo momento particolare forse non ci sono le persone intorno adatte per una vacanza come dico io….fatta di mare si, ma con moderazione, di riposo, di relax, di ritmi blandi…di spina staccata. Ho già passato vacanze in cui alla fine passavo più tempo a stressarmi appresso alle fisime dei compagni di viaggio che non a godermi la situazione. E v’assicuro, non c’è niente di peggio. Lo dico ogni volta che suona uno dei momenti notevoli dell’anno come le ferie estive o Natale: mi auguro che questo mese così sia lo spartiacque e che da Settembre la vita possa riservare buone sorprese. A cominciare dalla stramaledetta laurea rimasta sul groppone poco più d’un mese fa…
Popolo giallorosso, in alto i cuori: Carlo Zampa torna in radio!
E’ ufficiale: Carlo Zampa sarà la voce “di parte” di Mediaset nelle partite della Roma su Digitale Terrestre per la prossima stagione. L’esperimento è quello di fornire i match di alcune squadre di una doppia telecronaca, una canonica e una parziale. E chi meglio di Carlo Zampa poteva essere chiamato per raccontare la Roma?
Va detto a margine di questo evento che la cronaca di Zampa andrà in diretta anche sulle frequenze di Centro Suono Sport, emittente romana che ospita già il programma “Te la do io Tokyo” condotto da Mario Corsi, Riccardo “Galopeira” Angelini e Jonathan Calò. Ed è ben immaginabile come l’amicizia storica tra Marione e Zampa abbia favorito l’ingresso di quest’ultimo nel palinsesto dell’emittente, creando quindi i presupposti per una reunion sotto lo stesso editore che i tifosi romanisti attendevano dai tempi di Rete Sport. Che dire? Finalmente una sola frequenza ed il ritorno del team dei sogni unito in Radio
Agosto romano…
L’estate sta volando via a passi veloci. In questi giorni sto assistendo inerme al teatrino delle partenze, molti fra conoscenti ed amici vanno e andranno al mare, trottano avanti e indietro per i preparativi, tutti concentrati sul giorno X della partenza con quel clima che ben conosco che parla di fuga, distacco dalle cose quotidiane, progetti piacevoli colmi d’aspettativa. Talvolta basta anche solo quello a ricaricare le batterie, il distrarsi dai problemi di tutti i giorni, il pensiero di staccare la spina dai problemi e il concentrarsi sul pianificare 7, 10, 15 giorni di lontananza da casa. Le ferie in sè poi durano sempre poco una volta che ci s’immerge, ma tanto basta per tornare con le forze al 100%, sapendo soprattutto di non aver vissuto la desolazione cittadina nella più completa solitudine.
Quest’anno pare proprio che vada così. Il mondo parte sotto i miei occhi ed io sono qui che lo guardo in questa giostra…con la mente proiettata già a Settembre, Ottobre e forse già a Natale, completamente tagliato fuori da un climax che sarà anche finto ed esagerato in molti casi…ma che fa bene all’anima. Ripenso ai 3 minuti solitari in cui mi sono raccolto con la testa in quella ormai lontana sera del 31 Dicembre. Quella sera ho proiettato su questo 2007 speranze ed aspettative. Sapevo che sarebbe stato un anno duro, visti anche i cambiamenti più o meno traumatici dei mesi precedenti a quella sera. Sapevo che molte cose sarebbero cambiate, ed in un alone di tristezza che sa più di vuoto che non di nostalgia avevo immaginato un anno assai diverso da quello che poi è stato sinora. Mi aspettavo un anno faticoso ma anche soddisfacente. Mi aspettavo un inverno di svolte, una primavera di raccolte, un estate tra sforzi e ferie, un autunno di ulteriore rilancio delle cose, in un sentiero parabolico inesorabilmente proiettato verso l’alto. Ho lottato per questo, anche con me stesso e con le mie (i fatti hanno dimostrato questo) fondate paure di sbattermi a vuoto. Ed ho ottenuto un inverno di stasi, una primavera di sbattimento, un estate di totale mancanza di raccolte e di rimpianti, tanti immancabili punti interrogativi per un autunno che non ha la benchè minima prospettiva di sbocciare in maniera differente dal resto dei momenti che lo precedono.
E intanto la gente va….a vivere un Agosto che passerà in un lampo. Qui per me è cominciato ieri e pare già passato un mese.
“Systematic Chaos”, cenni di declino per i Dream Theater?
Sono sempre stato l’ultimo a criticare i Dream Theater nelle loro ultime uscite da studio, ho apprezzato ed amato album quali “Train of Thought” e “Octavarium” che invece hanno alzato parecchie polemiche nell’ampia community dei supporter della prima (in ordine di tempo) metal-progressive band in circolazione.
Questo “Systematic Chaos” invece non m’è proprio andato giù del tutto. Sarà forse l’eccessiva e pesante introspezione (spesso forzata) di parecchi pezzi, ma non riesco a venire a capo del perchè questo disco tutto sommato non riesce a lasciarmi soddisfatto. Ascoltando i vari brani non ce n’è uno che oggettivamente si possa definire peggio di un altro, non c’è forse il pezzo che uno salta a piedi pari e volentieri, ma dall’altro lato manca anche il brano assolutamente carismatico e travolgente, manca lo spunto d’autore, mancano degli scossoni. E’ tutto assolutamente piatto, quasi privo d’interesse, fila liscio come l’olio senza lasciarti nulla.
Eppure l’introduttiva “In the presence of enemies pt.1″ sembra promettere molto, con il suo lungo intro strumentale progressive seguito da un dolce passaggio melodico che porta al cantato, che tra vaghi richiami agli Iron Maiden (ritmica dell’interludio) e passaggi nu-metal (seconda strofa) si lascia sentire con estremo piacere.
L’interruzione del brano (che riprenderà con una magia sonora al pezzo numero 8 del disco) introduce “Forsaken”, una ballata ascoltabile, a tratti anche piacevole ma del tutto priva di personalità (addirittura meno della pur bellissima “The Answer Lies Within” di Octavarium).
La terza canzone è “Constant Motion”, il singolo di lancio. Un intro in pieno stile Dream Theater porta ad un brano in cui tra cantato e riff duri di chitarra le citazioni palesi ai Metallica si sprecano….potente si, ma anche in questo caso un brano parecchio stantio, arido di idee.
Il cd va avanti, cercando ancora le orme di un Portnoy stranamente al suo posto, inizia “The Dark Eternal Night”, cupa nei suoni, incupita ulteriormente dal middle-rhytm e dai riff nu-metal del ritornello (che per certi versi ricorda la tristissima St.Anger dei Metallica), con un intermezzo progressive che ha poco di delirante, poco di interessante, poco di non già sentito dai Dream stessi…
Arriva “Repentance”, che prosegue l’ormai celeberrimo concept della disintossicazione dall’alcool. Richiami potentissimi ai Pink Floyd ed uno slow time profondo, rovinato solo dall’eccessiva lunghezza di un finale che si ripete ad libitum e che per la prima volta da idea di voler essere diluito appositamente.
“Prophets of War” pare scritta dai Muse. Intro con sintetizzatore, blando pianoforte, cantato flebile…interludio con chitarra serrata e via con l’armonia del ritornello, tutto abbastanza (purtroppo) banale. Manca Petrucci, è tutto terribilmente semplice, terribilmente scontato. A nulla valgono i coretti in falsetto in background e l’unico spunto d’interesse sono le parti urlate, registrate dai fans appositamente invitati in studio per l’occasione.
“The Ministry of Lost Souls”…a metà tra una ballata con intermezzo progressive, dilungata a mio parere di un paio di minuti nel finale in maniera insensata…c’è qualche spunto in più qui, il pezzo ha un suo perchè, sebbene alla fine non entri certamente nella top ten del gruppo. Sfumando su questo brano parte l’ultimo pezzo “In the Presence of Enemies pt.2″, che sulla falsa riga dell’intro continua ad essere un brano coinvolgente, colmo di progressive e di melodie intriganti, decisamente sopra le righe rispetto al resto.
Impressioni? L’impressione è che tutto il disco s’imperni sul primo e l’ultimo pezzo, che gran parte dell’impegno compositivo si sia sviluppato attorno a questi due brani (che in realtà a mo di sperimentazione sono pubblicati separatamente ma possono essere considerati un unica canzone). Il resto ha il sapore di un lavoro nato frettolosamente. Portnoy non spicca mai, Petrucci è fermo sui riff di base e non aggiunge nulla, Rudess è relegato spesso a mero tappetista di note e gioca parecchio col synth, Myung come sempre risalta relativamente e complessivamente non c’è un trascinatore. A parte nel primo e nell’ultimo brano non c’è carisma, non c’è forza nè freschezza compositiva. Troppo poco per quanto la band sinora ci aveva abituato a sentire anche solo in Octavarium…personalmente non mi aspettavo i picchi di “Images and Words” e “Scenes From a Memory” in questo disco, ma speravo quantomeno di trovare una pubblicazione che avesse nerbo…ed invece ci troviamo purtroppo di fronte ad un album ben suonato, spesso orecchiabile ma sostanzialmente anonimo.
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