Il lamento dell’anima?
Cos’è non lo so. So che da qualche tempo a questa parte sto di nuovo pensando in prospettiva, non passa momento in cui io non impegni corpo e cervello in un qualcosa che costruisce una mattonella da piazzare chissà dove domani o dopodomani. Dedico me stesso allo studio di una materia abominevole con il solo scopo di avere qualcosa da dire mercoledì prossimo e strappare il pass per la tesi, nel tempo libero cancello qualsiasi preoccupazione per offrire un me stesso al 100% a chi passa del tempo con me. Provo a dare tutto il mio impegno in quello che faccio, a volte con successo, altre volte meno…ma di spirito la presenza c’è sempre. Tutto questo dovrebbe farmi sentire forte, reattivo, ci sono passato già ed in effetti in momenti del genere non c’è niente che ti preoccupi e la sera quando hai finito sei contento, vai a dormire tranquillo, fai sonni riposanti a prescindere dalla loro lunghezza. Hai un bioritmo preciso, quasi svizzero.
Per me non è così e francamente non capisco il perchè…C’è sempre a fine giornata quel sentore di qualcosa che non quadra, quel senso di profonda incompiutezza…come quando fai un bel lavoro cui manca il tocco di genio perchè sia perfetto. Il risultato è che non ho mai sonno se non quando fisiologicamente il corpo non può più reggere, quando sei addirittura troppo stanco per addormentarti, e passa sempre almeno un’ora buona prima che la stanchezza l’abbia vinta. E una volta che accade, al contrario…il senso di torpore non pare mai andar via. Il sonno è leggero, mi sveglio 5-6 volte a notte ad intervalli più o meno regolari, la mattina non trovo mai la forza di alzarmi ad un orario cristiano, e quando lo faccio ho sempre dormito almeno 10 ore, mi alzo rincoglionitissimo e nonostante tutto il sonno ho la forza di un parassita addosso. Lentamente riparto con le mie cose…ricarburo e torno al 100% dell’attività, salvo poi ritornare al punto di partenza a fine giornata, con quel senso d’incompiuto addosso che non va mai via nonostante tutti gli sforzi.
Se razionalmente tutto è eccezionalmente al suo posto, la spiegazione dev’essere tutt’altro che semplice da tirar fuori. Se io stesso non credo di potermi chiedere di più, perchè continuo a sentire che non è abbastanza? Dove posso sfruttare meglio me stesso? Cosa mi sto perdendo per strada di me stesso che non viene fuori e che è così importante al punto di farmi star male? Queste sono le domande che mi frullano in testa, e se qualcuno ha suggerimenti in proposito è strabenvenuto a postarne qualcuno.
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